Dico, il fumetto. Cresce.
C'è poco da fare, non parlo di linguaggio e attenzione culturale, parlo di mercato.
Evidentemente, il fumetto, anche in Italia, sta crescendo.
Acquisizioni di quote aziendali e partnership di vario tipo,
coedizioni, ecc. Ovvio, sono poche e muovono pochi soldi, cambiano di
poco le carte in tavola. Ovvero, non fanno notizia. Eppure, di solito,
le cose che, senza far notizia, spingono un po' più in là, rilasciano le fondamenta di strutture future.
Spessissimo l'attività degli uffici stampa (che per me sono il più fondamentale ed intrigante anello delle reti editoriali) gridano alla novità, guadagnano spazi su giornali e fanno parlare un giorno o due di un'opera, ma poi, questo, non serve a molto. Anche aldilà dei fumetti, intendo.
La differenza NEL TEMPO la fanno le cose che si sviluppano, non quelle che esplodono e si bruciano contemporaneamente. Allora, tanto per amore di chiarezza, riepiloghiamo le novità italiane degli ultimi anni. Tra acquisizioni e nascita di intere etichette e fusioni aziendali in percentuali diverse.
RIZZOLI si fonde con Lizard. Nasce Rizzoli-Lizard
ALET si fonde con Becco Giallo. Il marchio non cambia.
FANDANGO si fonde con Coconino. Nasce una collaborazione.
GUANDA crea Guanda Graphic (chissà come sta andando?) coem sua nuova etichetta.
ALET, singolarmente, pubblica fumetti.
MARSILIO, Rizzoli 24/7, GIOCHI PREZIOSI e altri editori pubblicano ormai anche fumetti, prodotti da loro o solo editati. MONDADORI prosegue a pubblicarne, forse con una accennata attenzione alle pubblicazioni non solo antologiche.
In tutto questo, le vendite non ho ancora capito se sono aumentate, complessivamente, negli ultimi anni. Sicuramente anni fa, quando dicevo che mi occupavo di questa roba qui, la gente mi guardava in maniera un po' più denigratoria di oggi. Almeno a bologna, dove sto. Ma forse non solo.
Mi chiedo solo: l'assenza di grandi boati pubblici coperti dal successo è un segno, l'ennesimo, dell'incapacità defintiva del fumetto di "bucare lo schermo" o è la conferma che siamo al livello delle fondamenta, e ciò non può che fare bene?
Chissà. Eppure, se le cose si muovono anche a livello aziendale, qualcosa vorrà pur dire.
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Commenti
Michele 25/nov/2009 16:44:35
francesco 26/nov/2009 16:50:49
aLeX 31/dic/2009 14:58:15
franti nisimasa 28/set/2010 15:31:21