GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo - GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo

GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo di Claudio Nader

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Il FUMETTO rimane TIMIDO

E' appena finita l'edizione 2009 di Lucca Comics and Games che, secondo me, è stata una bella cosetta. Molta gente ma ben gestita. Non si è rischiata la morte prematura per via del sovraffollamento, perché gli stand erano meglio assortiti. Io ho visto una piccola parte, più che altro le aree editori, perché mi sono fermato poco tempo, ma mi è sembrato un bel festival, un po' più divertente e vario degli anni scorsi.

MarketingMi chiedo, però, e ne parlavo con il buon Lise alla Self Area, come mai gli autori e gli editori dell'editoria fumettistica, siano così timidi nel proporre opere e nell'atteggiamento di vendita (marketing), ancora oggi. Sembra sempre che gli autori di fumetto siano o troppo buoni, troppo interessati a fare un buon lavoro, in alcuni casi, o troppo disinteressati a ottenere risultati forti, in altri casi. Lo stesso vale per gli editori, secondo me. Questo, nella maggior parte dei casi.

Con qualche piccola eccezione.

Per esempio, mi sembra proprio che Rizzoli Lizard (è UN esempio) stia cercando di far valere le sue (grosse) carte, in termini di comunicazione e "arroganza" imprenditoriale, anche se è all'inizio e tutto può crescere. In altri casi, nonostante l'alibi della poca forza economica, mi sembra che gli editori si accontentino di pensare che si stanno impegnando per fare un buon lavoro e che agli autori basti sapere che si impegnano molto.

L'impegno, e la bravura, di certo non bastano.

A meno che l'interesse non sia quello di farsi contenti aldilà dei feed back.

Commenti

Arroganza imprenditoriale? Cosa intendi? Michele
Si Claudio, facci capire meglio... (passi da Lizard e mi lesini un saluto???) Vincent
davvero sei una roba Claudio, un salto-saluto alla double potevi farlo... e poi questo discorso è un po' così... le realtà o i progetti più marketinghizzati nel fumetto non è che abbiamo un successo poi così sicuro, anzi... (vasco comics per dirne una).
Giorgio, son passato alla Double parecchie volte ma non ti ho mai trovato! Però sono rimasto solo qualche ora, magari ho beccato le ore sbagliate. Vincent, eh, ho salutato Giusy e le volte in cui son passato tu eri sempre impegnatissimo :| ma a breve dovrei passare a Roma. Magari là.... Comunque, per ARROGANZA intendo proprio cercare di oltrepassare l'idea che qualunque cosa si fa i lettori sono pochi, i soldi sono pochi, le tirature quindi sono basse... per cui non ci si sbatte a promuovere bene, non si ambisce a fare un po' di ufficio stampa come Dio Comanda e non si alternano buoni prodotti con piccole "porcate" (ma anche solo cose buone pensate per..) per fare cassa. Io non sono un editore, però. Non conosco le insidie di tale lavoro. Credo però di riconoscere un minimo di buon marketing, quando me lo trovo di fronte. Perché il marketing è fatto perché tu te ne accorga, mica per altro. E fare un buon lavoro non è fare marketing, che vuol dire che non è vendere ma essere autori. Ecco, l'editore non è un autore, è un venditore. O sbaglio io? A me sembra sempre di vedere troppa timidezza e poca arroganza. This is it, tanto per cronologicizzarci.. :)
Claudio, credo che in Italia non ci siano le possibilità per fare un buon Marketing nel settore del fumetto e questo perché il fumetto nonostante alcune felici eccezioni è un media marginale e spesso letto con un voluto disinteresse, e il caso Vasco comics ne è una triste conferma, se poi ci si aggiunge la pochezza di certe menti che operano nel settore.....direi che vista la situazione è meglio soffermarci sulla qualità del fumetto e non sulla sua promozione: un problema alla volta quindi...almeno per il momento però....in futuro chissà. ciao
Se ho capito bene, citate Vasco Comics per dire che non è andato bene come vendite (ma io non lo so). Se fosse così, allora io devo citare il lavoro tratto da Ligabue e il lavoro su Valentino Rossi. Mi sembra poi che Panini prosegua con queste operazioni di cross over o collaborazioni tra professionisti di settori diversi, quindi credo che ricevano buoni feed back, altrimenti smetterebbero, no? Poi c'è il mondo delle coedizioni. Doppia distribuzione tra edicole e librerie, che a volte viene attuata e mi sembra dia buoni frutti. Ma anche la pubblicazione parziale su pagine di quotidiani. Esistono già esempi vari che spostano, credo, più in alto le vendite e la diffusione delle opere. Poi, non so, come ufficio stampa... non è che si esca troppo dai canali di comunicazione del settore fumetto, qua. O sono miope, io? Secondo me, giustissimo il discorso sulla qualità ma le cose buone si fanno anche in casa, senza bisogno di renderle pubbliche. Rendere pubblica una cosa significa occuparsi anche della promozione e della diffusione. Probabilmente il problema risiede anche nell'espressione "risorse umane". Non so quante case editrici, ad esempio, abbiano professionisti che si occupano specificatamente di ufficio stampa, ad esempio. E questo è sicuramente da imputare al solito problema economico..