GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo - GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo

GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo di Claudio Nader

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Chiacchierate | FUMETTO | Una incredibile svista di massa

Tutto è cominciato con un peccato originario. Il peccato è stato chiamare quelle cose 'fumetti'.

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Certo, non è stata un’azione immotivata, ma è stata una disattenzione, un’idea piccola per definire una cosa grande. Un fraintendimento ragionevole. La gente era abituata a leggere libri e guardare quadri. Si parla  del periodo in cui si è diffuso il trauma nella mente di tutti. Quel trauma che anche noi abbiamo evitato con fatica: le parole e le immagini insieme. Che grande svista!

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Sorpassato da un bel po' l’anno 2000, tutti noi navighiamo su internet con computer e cellulari, mastichiamo con gli stessi oggetti fotografie, video, suonerie, canzoni e abbiamo perso di vista le distinzioni tra cinema e televisione, tra teatro e letteratura; tutti noi componiamo musica, produciamo video e foto contemporaneamente. Con gli stessi oggetti. Mentre mangiamo controlliamo la posta e altri account,  leggiamo  libri anche se non sono stampati su carta, la pubblicità ci governa e comunichiamo con ogni linguaggio utile. Ma non è sempre stato così.

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Prima si faceva una cosa alla volta e ogni cosa si faceva con un oggetto dedicato. Si suonava con gli strumenti musicali, si scriveva con le penne e l’inchiostro, si disegnava con le matite e i pennelli e si facevano i calcoli con la mente. O con appositi strumenti. Ogni parola significava una cosa precisa, non una cosa a caso. Pittura, letteratura, musica, ad esempio, delimitavano campi specifici di cultura, erano parole da inserire quasi con semplicità in un dizionario.

Questa è la loro scusante, è la strada per perdonarli. Quando hanno visto dei disegni con dentro delle parole è stata subito psicosi collettiva. Gli è sembrato che quella cosa lì, blasfema e incomprensibile, fosse il 'problema'.

Non solo, gli sembrava fumo, quello che usciva dalla bocca di quei personaggi disegnati, e infatti un po’ lo era, e quindi li hanno chiamati 'fumetti'. Voglio dire, sono stati accecati da questo fatto, dall’aver visto parole dentro a immagini, loro che vivevano una cosa alla volta, e non hanno capito che il nocciolo della questione non era quello.

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Quel trauma originario ha generato dei fantasmi che i fumetti si sono portati dietro in ogni istante della loro vita e che oggi sono il dna della psicosi collettiva, della svista-di-massa che ha generato buffe ed inutili cacce alle streghe. In tanti paesi.

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Oggi parlare di fumetti, o di graphic novel, è una cosa normale. Ma, si sa, non è sempre stato così. Quando capita di sentir dire che i fumetti sono cose di poco valore è difficile non riderci sopra. Questo pensiero  è roba vecchia, ormai, anacronistica. E' come pensare che il web è una cosa solo per i giovani. Folle.

Inoltre, oltre al fatto che il mondo è pieno di film tratti da fumetti, lo stupore per la legittimità della ‘cultura di massa’ è una  roba che non esiste più da parecchio e il fumetto non appartiene più alla massa da almeno altrettanto. Eppure ancora la parola 'fumetto' si porta dietro il trauma, la psicosi collettiva che vedeva i fumetti come cose perverse, basse e ignoranti.

Balloon

Che cosa ci racconta, questa parola?

Questa parola ci racconta cose che l’espressione 'graphic novel' spazza via velocemente. La parola 'fumetto' ci parla di cose composte da immagini e parole perché ci parla del meccanismo creato per far convivere narrativamente le due cose, ovvero il balloon, il fumetto che contiene le parole dette dai personaggi. Quella parola accende la luce su quell'unico aspetto della faccenda. L'unico aspetto che poteva sembrare centrale a chi era abituato a fare una cosa alla volta, non a noi. Per noi è ovvio, ormai, che il punto centrale della faccenda è l'attitudine grafica, compostitiva, multidirezionale della narrazione fumettistica, è l'utilizzo narrativo dell'immagine, del pensare per immagini, e non per parole, musica o altro.

Non solo perché esistono moltissimi fumetti senza parole che non vengono chiamati in causa dalla parola 'fumetto', ma perché anche laddove ci sono i balloon, la specificità è il dna fondamentalmente grafico-compostivo del tutto, a livello narrativo e, soprattutto, cognitivo.

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L’espressione 'graphic novel', invece, che cosa ci racconta?  Questa espressione  pone l’accento su una precisa scelta “a monte”: la scelta di sottolineare il dna fondamentalmente grafico. Certo, la parola 'novel' (romanzo) spinge il tutto verso la letterarietà ma è solo una specificazione del caso. Potrebbere essercene un'altra. Il punto focale è il dna grafico.

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In questa prospettiva l'evoluzione fumettistica mondiale si apre a tanta grafica che non è mai stata considerata perché non presentava parole e immagini dentro a balloon. Il lavoro di recupero sarebbe lungo, anzi, sarà lungo. Eppure parecchi confini vanno rivisti, per motivi di correttezza, di libertà di movimento, di arricchimento e stimolo.

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Ehy, non sto dicendo che bisogna smettere di usare la parola 'fumetto'. Siamo pieni di parole non corrette, ma ciò che diventa pubblico, rimane pubblico. Soltanto, sapere cosa è corretto e cosa non lo è può aiutare a vedere meglio, e a godere di più cose. Qualcuno ha letto lo splendido saggetto di David Hockney su Picasso in cui si mostrano i limiti immensi della parola 'cubismo'?

Commenti

Incollo qui un commento che Alessandro Diele mi ha spedito via mail, perché la piattaforma non gli permetteva di pubblicarlo qui. "Direi che poni un problema tutto italiano, visto che se non sbaglio in qualunque altro paese del mondo il termine con cui si indicano i fumetti ha sfumature più legate al concetto di "storia da narrare" (storiellina disegnata, alla spagnola) o di "striscia" (alla francese), o di immagine in movimento (in oriente) ad indicare tre dimensioni sempre connesse a un linguaggio specifico diverso da quello della prosa classica, ma che sottintendono comunque un percorso, una narrazione che evolve, che nello specifico si svela nella giustapposizione delle immagini (e qui McCloud domina). L'unica grossa eccezione è la parola "Comic" che è ancora più inadatta del corrispettivo italiano. In questo senso in italiano il termine "fumetto" è indissolubilmente legato al baloon, come dici giustamente tu, e se preso alla lettera porterebbe ad escludere tutto ciò che non utilizza baloon (Senza andare a scavare negli antenati di Yellow Kid: Thomas Ott non è fumetto? Ovviamente lo è.), ma contemporaneamente finisce con l'includere ciò che non è formato da immagini giustapposte (le vignette umoristiche per esempio, che McCloud stesso - come ricordava qualcuno nei commenti di qualche post fa - non considera fumetti, utilizzano comunque nella loro finitezza il linguaggio dei fumetti: il baloon, il frame, le didascalie, uno stile cartoonistico e poco definito che mal si adatterebbe a considerarle vicine al mondo dell'illustrazione, ecc.). Insomma, secondo me "fumetto" non è tanto un termine sbagliato (o comunque non più di quanto lo sia "comic"), quanto estremamente ambiguo e poco rappresentativo di ciò che mira a descrivere, e per questo va interpretato in maniera molto libera."
oh bene, Alessandro ha detto esattamente quello che volevo dire, ma epurato da considerazioni personali ed esempi che porto solitamente, che tendono a confondere i concetti. alla fine Fumetto è un nome proprio, non credo sia necessario trovare un altro nome alla giustapposizioni sequenziale di immagini. Il problema credo stia da un altra parte, mia zia (ecco che ricomincio) architetto, insegnante di storia dell'arte nei licei, mi ha detto che non ha mai letto fumetti perché li assimilava ai fotoromanzi (tipo hotel), le ho risposto che è come se io non leggessi libri perché esistono gli harmony. Naturalmente mi ha dato ragione visto che è una donna intelligente... il che è peggio, come è possibile che niente e nessuno in questi anni le abbia fatto superare questo giovanile pregiudizio? Io qualcuno lo posso anche convincere a chiacchiere, ma ritengo sia necessario uno sforzo più strutturato. E possibilmente in asili e scuole elementari.
Si, si, infatti ho proprio specificato che non penso affatto ci sia bisogna di cambiarlo. Rimane un fatto curioso però, la svista. Secondo me ha un certo peso. Sicuramente mi attrae. . Ah, comunque è vero che solo in Italia si chiama così, ma è anche vero che il simbolino del fumetto come disciplina è il balloon ovunque, noi siamo quelli con il nome più simile al simbolo e, per fortuna, non siamo noi quelli che li hanno chiamati 'comics' :) infatti anche McCloud ha provato ai tempi a proporre un altro simbolo, no? Poi, quel simbolo lì aveva altri problemi, però la tentazione rimane. . Il ricambio dei nomi e dei modi di 'dire' le cose è sempre un processo interessante, no? Oppure è diversamente noioso.