GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo - GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo

GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo di Claudio Nader

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Etichette e definizioni | GRAPHIC NOVEL (forma)

Inauguro ora la categoria ETICHETTE E DEFINIZIONI, dedicata a dare informazioni il più possibile chiare ed esaustive a chiunque si aggiri per il web alla ricerca di chiarezza. First issue di questa categoria, ovviamente, la "forma" graphic novel, da non confondere con il 'formato' graphic novel.

Graphic_novel__definizione  

L'espressione GRAPHIC NOVEL si traduce letteralmente ROMANZO GRAFICO. Si può però tradurre anche ROMANZO A FUMETTI, per noi italiani, risultando forse più chiaro. Entrambe le traduzioni sono essenzialmente corrette e utilizzabili, a seconda dei gusti.

Con GRAPHIC NOVEL si intende principalmente indicare un'opera fumettistica, un fumetto, che è possibile acquistare in un unico volume, spesso un libro stampato su carta buona, ben rilegato e con copertina spessa. Talvolta rigida con sovraccoperta.

La GRAPHIC NOVEL, quindi, è essenzialmente una delle forme del fumetto. Le forme più note sono le STRIP (in italiano "strisce"), le VIGNETTE UMORISTICHE e le storie pubblicate in molti ALBI o VOLUMI. Per indicare quest'ultima forma del fumetto si usa spesso l'espressione "fumetto seriale".

La distinzione tra GRAPHIC NOVEL e le altre forme della produzione fumettistica non è quindi, di per sé, una distinzione qualitativa, bensì esclusivamente tecnica.


Tra le ambiguità principali derivate dall'uso di questa espressione:

– ormai ogni volume unico in cui è raccontata una solo storia a fumetti viene etichettato come graphic novel (quindi "romanzo") anche quando palesemente si tratta di altri generi, quali possono essere l'autobiografia, la biografia, il fantasy, il comico, la saggistica o altri generi che normalmente non rientrano nell'etichetta di "romanzo".

– essendo un'espressione inglese, il processo di traduzione introduce per noi italiani il problema di scegliere se questa forma fumettistica sia maschile o femminile. Per dire graphic novel, in Inghilterra e in America si usa l'articolo "THE", mentre da noi alcuni usano "IL", alcuni "LA". Questa distinzione sessuale non è ancora risolta nel nostro paese.

Commenti

http://www.komix.it/page.php?idArt=8359 "io sono per «la graphic novel». Il termine si è imposto in italiano al femminile, magari per ragioni sbagliate. Ma la consuetudine assestata è più importante della correttezza grammaticale, come dimostra la frequenza delle eccezioni, specie nell’italiano."
Ciao, Bella questa cosa del blog! E direi che l'introduzione che hai appena fatto era assolutamente necessaria. Sono perfettamente d'accordo con il tuo approccio al termine "graphic novel". Sono veramente stufo di sentire questo termine usato con connotazione qualitativa (graphic novel = fumetto autoriale, culturale, importante) e non per quello che è, ovvero per definire semplicemente un formato editoriale. Concordo con Luigi Siviero con l'articolo al femminile (forse si è imposto perché novel ha una certa assonanza con novella, chissà). In bocca al lupo con questo blog! Hannes ps: ma le vignette umoristiche sono fumetto? McCloud direbbe di no...
ma, io credo che "Il signore degli anelli" o "Il più grande uomo scimmia del pleistocene" siano entrambi romanzi, a prescindere dal genere. ...poi non discuto su "New York" o "Watchmen", visto che ancora si parla di forma, e non di formato. No, non riesco a trattenermi dall'infastidire: il primo è una raccolta di racconti, il secondo è una miniserie. "Dubliners" è un romanzo? la serie televisiva di "Romanzo Criminale" se raccolta in un unico dvd, diventa un film? troppe domande retoriche? ma saranno poi davvero retoriche? ma saranno poi davvero domande? gio
Relativamente alla traduzione di graphic novel: forse "romanzo grafico" genera qualche confusione. Una mia conoscenza - professione: giornalismo cinematografico - quando aveva letto che un certo film era tratto da un "romanzo grafico" ha capito che si trattasse di un romanzo illustrato, non di un fumetto. Quindi come traduzione "romanzo a fumetti" forse aiuta i non addetti ai lavori.
Giorgio, hai sgamato subito il giochetto-test che avevo inserito! Ecco, in realtà ci doveva stare Fuochi in quel punto, in onore della sue recente riedizione! Più tardi rispondo meglio a tutti..
che delirio. insomma, se letteralmente graphic novel significa romanzo grafico allora sarà al maschile, no? però "il graphic novel" mi suona male! romanzo a fumetti. io voto romanzo a fumetti. chiaro e rispettoso.
...e Watchmen è una miniserie, in effetti. Il che ha delle conseguenze: in caso di uscita direttamente in volume, la suddivisione in capitoli avrebbe potuto essere diversa; la stessa collocazione di appendici testuali alla fine di ogni capitolo sarebbe stata forse riconsiderata...formato e modalità di pubblicazione originaria contano.
Ecco, è quello che intendevo nello scorso [scorso] post riguardo al trincerarsi dietro alle parole. Se qualcosa nasce originariamente come serializzato non si può parlare di Graphic Novel, perlomeno secondo me. Quindi Watchmen, appunto, come anche, per restare nello stesso scompartimento, V for Vendetta, non lo sono, poichè nascono serializzate. Semmai sono Graphic Feuilleton [e rieccoci] Qualche giorno fa qualcuno ha dato della "graphic novel" a "30 giorni di notte". Sono rabbrividito; intendiamoci, nulla da togliere, mi è piaciuto parecchio anche, ma formalmente non è Graphic Novel (poi mi sono girato e ho visto che il suddetto si stava bullando con una ragazza e allora ho capito, da come parlava, che anche lui usava il termine cool del momento per nascondere il fatto di leggere fumetti...boh, forse se ne vergognava... e si torna sempre lì). Però allora che dire di Maus? Da sempre considerato Graphic Novel, stando ad una classificazione simile la sua pubblicazione in capitoli su Raw porta a non considerarla GN ma miniserie. Divago? E' una questione più ingarbugliata di quanto sembri. E quindi non è tanto una questione legata alla forma in cui viene edito, bensì quella in cui viene concepito dalla mente dell'autore: se nasce in partenza come un unicum allora è Graphic Novel. Allora forse l'insieme può riaprirsi e comprendere quelle cose che altrimenti ne verrebbero escluse. O no?
secondo me è un romanzo se viene pensato come tale. che poi venga pubblicato un capitolo alla volta per vari motivi non significa nulla. altrimenti la trilogia della città di K non sarebbe un romanzo. ho fatto l'esempiogiusto... per quanto i tre capitoli siano molto differenti tra loro e siano stati pubblicati a una certa distanza l'uno dall'altro fanno comunque parte dello stesso discorso, dunque...
Caro Claudio Bene l'enunciazione degli argomenti, ma troppo brevi le tue elaborazioni. Che però fanno venire voglia di intervenire. Il primo problema è quello delle definizioni. In ambito scientifico, una definizione (o un nome) è imposta dallo studioso o concordata in un consesso apposito, o decisa da un organismo accreditato. Nel commercio, marketing e imprenditori decidono e impongono, così come nella politica. In altri ambiti è un po' più complesso il processo che porta a definire un fenomeno o denominare un soggetto. Come per esempio nelle arti e nella letteratura, dove i "nomi" si impongono con il tempo. Il secondo problema è quello della memoria (e forse meglio ancora della storia, della mancanza di una storia). Dico ai tanti che sostengono che visto che si chiama fumetto, perché cercare un'altra definizione, dico a costoro ;-) che fino ad almeno gli anni trenta questa "cosa" qua non si chiamava fumetto. E che in altri paesi ha tantissimi nomi, nessuno dei quali, che io sappia, si riferisce alla nuvoletta. Chimarlo "fumetto" ha comportato opportunità e criticità. Ecco allora che il termine "graphic novel" si usa per un semplice motivo: perché serve ed è necessario. Serve al marketing, anche per confezionare la spazzatura. Serve agli autori, per valorizzare certe proprie opere. Serve ai lettori, per non dire che leggono fumetti. Serve alle librerie, per poterli vendere. Serve a chi parla di fumetto, per cercare di definire un ambito. Finché serve, si usa. E mano a mano che proseguirà il ricambio fisiologico dei lettori, si vedrà se e quanto resterà questo termine e se si affiancherà o soppianterà gli altri. A proposito delle distinzioni tra opera originaria, per esempio Watchmen in dodici albi mensili, e il successivo volume, e le discussioni conseguenti, ricordo che Pinocchio uscì a puntate, e che doveva concludersi con la sua impiccagione. Poi proseguì. Poi fu raccolto in libro. Sfido chiunque a sostenere che non sia un romanzo. Perlomeno è universalmente noto come tale. Michele Ginevra
acc ho saltato un passaggio implicito. completerò!
Ciao Claudio, io il mio fumetto di 115 pagine per Kstr lo chiamo " Fumettone". è semplice e fa capire il culo che mi sono fatto. ciao e auguri per il blog
"Serve al marketing, anche per confezionare la spazzatura. Serve agli autori, per valorizzare certe proprie opere. Serve ai lettori, per non dire che leggono fumetti. Serve alle librerie, per poterli vendere." Vero. Ma questo secondo me è male.
maledetto computer che mi ha postato il commento a tradimento >( Quello che dice Michele Ginevra è sacrosanto e vero (ciò non toglie che secondo me è sbagliato e male utilizzare un termine per quei motivi, ma ovviamente è una considrazione personale). Però allora non ho capito una cosa: Graphic Novel ha un senso che travalichi il mero opportunismo (di qualsiasi forma di opportunismo si tratti) o no?
... non hai risposto all'altra questione, ma sono già abbastanza soddisfatto per averti fatto cambiare un immagine, olè! per ritornare a miniserie/romanzo, anche "la neve se ne frega" è stato stampato in due volumi, non lo citai volutamente, perché romanzo inequivocabilmente è. "Watchmen", a mio parer, anche riunito non è un romanzo. Ha i contenuti speciali inclusi, e una struttura che ribadisce la serialità, per quanto minima, e si rifà ad un immaginario che nella serialità ha origine e essere... come fa ad essere "solo" un romanzo? Giudicherei di caso in caso, e poco mi interesserei delle banalizzazioni da vanity fair: il giornalismo generalista spara castronerie aberranti in ogni campo, appena cerca di penetrare, seppur di pochi millimetri, la superficie delle confezioni regalo. il tuo Giorgio di fiducia
Spero che il termine GN prenda piede. E non perché mi piaccia particolarmente ma perché mi aiuta (spesso, non sempre) a spiegare alle persone che cosa faccio. Altrimenti la sequenza è questa: P: "Cosa fai?" IO: "Fumetti." P: "Bello! Che personaggio disegni?" IO: "Emm… nessuno in particolare" P: "Cioè?" IO: "Io scrivo e disegno storie autoconclusive, con un segno personale, insomma dei romanzi a fumetti che non arrivano nelle edicole ma nelle fumetterie e nelle librerie." P: "Ah…" (ma si vede che non ha capito) Michele
1° commento Scusatemi, stavo lavorando ad altro :) ...Eccomi! Vista la vastità della cosa, credo che scriverò diversi commenti, 'che la mia testa non riesce a trattare così tante cose assieme! LUIGI, avevo letto quella breve intervista e secondo me è interessante. Quel passaggio che tu citi (che, per chiarezza, e di Daniele Barbieri) devo dire che rispecchia parecchio anche la mia posizione. HANNES, grazie mille! Beh, direi che lo "snodo" scorretto sia stato proprio l'assonanza con "novella". Almeno per me è decisamente così. McCloud, nel tener fuori la vignetta singola, sviluppa per me un errore che deriva da Eisner, che è quello della sequenzialità-a-tutti-i-costi e che è, credo, fortemente limitante. Ma non ne parlo qui, 'che se no non finiamo più.. (tra un po' romperò le balle anche su questa questione : ) GIORGIO, in questo contesto in effetti sto usando per chiarezza il sistema di classificazione in uso nelle librerie e nella vendita editoriale in genere. Poi, vai a spiegare ai primi lettori entusiasti di Walter Scott che cavolo di libri scriveva quello! Per NEW YORK, niente, mi hai sgamato subito.... FUOCHI ci sta meglio, eh. Per il maschile o il femminile: credo sia poco efficace appellarsi alla fedeltà etimologica, poiché troppe parole, nell'attraversare le lingue diventano amibigue. Ancora qualcuno dice LE font, per indicare I font di scrittura digitale; gli esempi come questo sono infiniti. Del resto, mica mettiamo la "s" in fondo a graphic novel, di solito? E quindi? Comunque.... ci batteremo in un post dedicato a ciò :D
si ma perché per forza un termine straniero? bah
Beh, per forza un termine straniero perché gli italiani non si vogliono bene. Come si diceva nel post precedente, non credo che i francesi siano così attenti alla questione.. MA esiste la possibilità di usarli come sinonimi, per evitare ripetizioni fastidiose, per cambiare suono alle frasi, per adattarli meglio ai contesti e per tutti gli usi dei sinonimi in genere!
3° commento . Titolo: Serialità precedente o no? :) Io credo che una cosa sia parlare e sviscerare problemi e un'altra cosa sia usare le parole come strumenti per parlare. La questione è ovviamente, scentificamente irrisolvibile. E' chiaramente un paradosso. Ma noi siamo bravini e viviamo di paradossi, sempre (Anche WINDOWS per noi è un sistema operativo masculo, ma significa 'finestra'!). "Watchmen", "5 è il numero perfetto", "Maus", "Persepolis" e moltissimi altri 'capolavori del genere' sono stati pubblicati a episodi e "Appunti per una storia di guerra" o "Una lieve imperfezione" potrebbero ancora essere pubblicati a puntate proprio come, se non sbaglio, sta succedendo a Peppino Impastato in questo periodo. Ma... allora? Non penso sia questo il problema. Ovviamente, più ci si avvicina a una cosa più questa cosa si sfuma e non si lascia 'dire'. Pronunciare una parola è una scelta, credere che quella parola rappresenti ciò che si vuol dire è una speranza. Non è raro che non bastino le parole, che non siano utili a mettere la parola 'fine' sulle ambiguità. L'espressione GRAPHIC NOVEL è chiaramente uno strumento per i fini più disparati. Uno è la creazione di un target di vendita, un altro, come suggerisce Michele, è comunicare facilmente una cosa. In nessun caso è il vestito definitivo di un significato. Perché, ROMANZO A FUMETTI è inattaccabile? Si, proprio come ROMANZO A FOTOGRAMMI (film) o POESIA SONORA (canzone)... Il FUMETTONE di Mastro Pagliaro è un balloon gigante che sovrasta il cielo e ci costringe alla resa come fosse una nave madre o è, per una semplice opzione di sinonimia, una graphic novel o un romanzo a fumetti?
4° commento . Poi, questo non significa che non bisogna cercare di risolvere un problema che c'è, evidentemente. Eppure, non solo i pareri di tante persone non fermano l'affermazione di una parola in acerta lingua, ma evidentemente, nemmeno un'istituzione come l'Accademia della Crusca riesce a farlo (l'Accademia sostiene che graphic novel sia maschio, per correttezza etimolgica). Forse perché non le si da l'autorità che meriterebbe? Forse perché la lingua è un organismo che si sviluppa a seconda degli usi, appunto. Ok, adesso che ho fatto rivoltare nella tomba tutti i linguisti defunti dall'inzio dell'umanità ci tengo a precisare che l'intento di questo post e del blog in genere è proprio il tentativo di disambiguare il più possibile la questione, non certo di imporre un punto di vista personale, che non ha valore di fronte al tutto.
5° commento ed ultimo per ora . Michele, detto ciò che ho detto, intanto vorrei chiederti di approfondire la questione 'fumetto'. Prima degli anni '30 come si chiamava? Tu che cosa credi abbia comportato l'introduzione del termine? . Mastro, grazie per gli auguri! . Per la questione del riadattamento di una serie di albi in un unico volume e di ciò che varia nel caso il volume sia pensato da subito proprio come volume unico, vorrei buttare là l'esempio di CRONACHETTE di Giacomo Nanni che è pensato, denominato e venduto come graphic novel ma, di fatto, non contiene anche un botto di tavole autoconclusive che nel continuum formano un unico romanzo (almeno il primo volume : )? Povero Giacomo, ne ho già parlato con lui, ma qui è paradigmatico. Se qualcuno ha parole in merito....
Ci sono diverse persone al lavoro. Se vuoi trattare il tema seriamente anche tu, devi aggiungerti a loro ed indagare ed esplorare. Per esempio sul blog cugino di Luca Boschi. Per alfredo goffredi: sì, volendo, c'è una questione etica, se è un bene o no. Ma è una questione... irrilevante. Il crescente utilizzo del termine GN è un fenomeno in corso. E' un fenomeno che prescinde dalle decisioni dei singoli, non essendoci soggetti collettivi o isitituzionali sufficientemente forti per decidere per tutti. Però è un fenomeno che dipende dai comportamenti dei singoli nel loro insieme. Insomma è un dato di fatto, che possiamo provar a spiegare, su cui possiamo interrogarci. E per me non è tempo perso. Senza per questo erigere monumenti alla nuova espressione, demonizzando la precedente.
ps: sul mio blog ho messo in ordine il mio commento di ieri, ma giustamente continuerò ad intervenire qui, se sarà necessario.
perchè alcuni definiscono Persepolis come una comic strip autobiografica e non come una graphic novel?
"perchè alcuni definiscono Persepolis come una comic strip autobiografica e non come una graphic novel?" Perché usano il termine a sproposito. "Comic strip" sono i fumetti pubblicati sui quotidiani (e da qualche anno in internet). Poi ci si stupisce perché circola sempre più il termine graphic novel e ci si chiede chissà quale significato e importanza può avere: semplice, viene sparso qua e là alla c***o di cane, come "comic strip".
Grazie, MIC, per chiarezza e la sviluppo sul tuo blog (e su FB : )! Per la questione 'fumetto', la trovo davvero molto interessante.. le ultime cose che Boschi ha pubblicato in merito, mooolto interessanti. CRISTINA, secondo me poi 'Persepolis' può essere definita così anche da chi magari non è aggiornatissimo e ancora pensa al fumetto in termini di "strisce", e capita anche a proposito di altri autori di graphic novel.. Ah, Benvenuta! LUIGI, grazie mille...
Ho provato a dire cosa penso dei GN http://www.gud.it/fumetto/graphic-novel.htm