GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo - GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo

GRAPHIC NOVEL: il fu Fumo di Claudio Nader

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Intro | Il perché del titolo di questo blog

Il punto qual'è?

Il punto è quello che va dalla diffusione dei fumetti alla loro ascesa massmediatica alla loro discesa massmediatica fino allo sviluppo diversificato delle loro forme, alla loro diffusione come arte lontana dalle masse (come il teatro, il balletto e altro) al tentativo di una loro negazione, almeno mediatica.

art_spiegelman_maus_graphic_novel

Chiamare i fumetti "graphic novel", ultimamente, sembra essere un tentativo di negazione di questa cosetta fastidiosa per molti, inutile per altri. Non c'è da stupirsi quindi se la gran parte degli addetti ai lavori, degli autori e degli abituali lettori, non ama questa etichetta. Per loro, non ce ne era bisogno. Per loro, non può sostituire la parola "fumetti". Per loro dovrebbe servire a fare chiarezza sulle forme del fumetto e non dovrebbe ingoiarne tutta la varietà.

Ad esempio, di recente Art Spiegelman, l'autore di Maus, dopo essere stato definito "il padre della graphic novel", ha ironicamente ma esplicitamente richiesto un test di paternità.

Qui si inserisce il titolo di questo blog, "il fu fumo" è ciò che alcuni non chiamano più fumetto. Questo titolo è per fotografare una tendenza, non per imporre un punto di vista. Serve per mostrare il paradosso, perché poi le differenze tra i due modi di dire, a spiegarle, sono davvero minime, per oggi. Per oggi.

Nella realtà dei fatti, poi, questa nuova diffusione sta facendo bene anche ai fumetti, secondo me. Ne parleremo meglio.

Commenti

ok allora, a vele spianate verso il futuro. attendo di leggere quanto sbucherà fuori da questo blog. del resto, se ha dovuto aspettare così tanto, sarà maturato bene. alla prossima.
è un po' come dice daw: non si dice più "no", ma "diversamente sì"? - ah, e sono felice di questo nuovo blog!
Mi ero occupato della questione tempo fa (http://adriano-barone.blogspot.com/2007/01/fumetti-allegati-ai-quotidiani.html) e anche Andrea Plazzi ha detto la sua (http://andreaplazzi.wordpress.com/2009/04/20/il-fantasma-del-fumetto/). In sintesi: Graphic Novel è un termine che va bene per far "digerire" (leggere, comprare) quelli che non sono altro che FUMETTI a chi i fumetti li considera "roba da poco" (ho usato un termine elegante). Personalmente lo trovo inutile. Allo stesso tempo, se può farci raggiungere un pubblico che prima non ci leggeva, ben venga, chi se ne frega di come vengono chiamati. E credo che sia la posizione di molti colleghi. Un saluto, e in bocca al lupo per il blog.
allora, intanto ti ringrazio per i... ringraziamenti. ;) e confermo ciò che ho già scritto: a me la definizione 'graphic novel' piace. ricordo un lucca comics di un paio d'anni fa. durante un comics talk di stefanelli e interdonato gianluca costantini se ne uscì con l'affermazione che la 'graphic novel è un bluff' (l'articolo cui faccio riferimento è questo: http://loschermo.it/articolo.php?idart=2802). detto questo, caro claudio, un'altra prima provocazione la lancio io. a seguito di un pensiero che viene proprio dopo i 'ringraziamenti' del precedente post, scorrendo i nomi. perché alla fine, gira che ti rigira, le persone che si fanno avanti, quelle che scrivono, che citano, che riprendono, recensiscono, intervistano, approfondiscono... be', sono (siamo) sempre le stesse. in casa coniglio, con scuola di fumetto, sembra sia stato aperto un dibattito sui 'critici'. forse spinti dall'onda di ciò che ha fatto xl di repubblica con la musica e l'universo delle case discografiche. insomma, magari tutti assieme prossiamo provare a pensare a 'sta cosa. ti/vi abbraccio.
In effetti io sono tra quelli che non trova fastidioso distingure tra Fumetto (con la F maiuscola) e graphic novel. Ma non dal punto di vista qualitativo. Sono conscio che per "non addetti ai lavori" come chi va a vedersi il blockbuster tratto da questo o quel fumetto pensi che graphic novel indichi una qualità maggiore, ma io nel mio piccolo mi servo di questa distinzione per altro. Cioè: graphic novel per me è un romanzo a tutti gli effetti, che ha una storia con personaggi creati per quella storia. E' quindi per me graphc novel "Watchmen", lo è "Il complotto" di Will Eisner (a proposito, non era lui considerato il padre del genere?) e lo è "Maus". Per Fumetto intendo il fumetto seriale, che può essere quello Disney, quello Bonelli, Rat-Man, i supereroi Marvel... Poi ci sono i casi limite: Sandman è seriale, ma si potrebbe considerare anche graphic novel, un romanzo come un fuilleton... E molte storie "autoconclusive" di Batman (per fare un esempio) sono considerata graphic novel (Anno Uno, IL ritorno del cavaliere oscuro, Il lungo Halloween...) Ma in linea generale è proprio una distinzione di tipologia di fumetto, e non certo di qualità, quella che faccio io... devo solo ancora capire se è corretta o no...
Alfredo, cosa vuol dire "del resto, se ha dovuto aspettare così tanto, sarà maturato bene." ? Che cosa sapevi di questo blog prima che nascesse? Oddio, cosa non sapevo io?! Sraule, felice che tu sia felice, spero di non "deludere" :) Per il resto, preciso una cosa. Io non sono (più) uno di quegli "addetti" che storcono il naso al riguardo. Il titolo del blog non è critico, è divertito. Mi diverte notare questo processo in atto e, aldilà delle critiche all'etichetta "GN", io penso che almeno etimolgicamente sia più adatta di "romanzo a fumetti". Lo so, molti non pensano così, ma... rimando ai prossimi post per questa questione! Gianluca, noto assieme a te lo scarso numero di menti in gioco e noto ancor più lo scarso numero di ragionamenti in merito. La critica poi... bah, non voglio infilarmi in questo discorso, per ora! Troppe cose non voglio dire qui, nei commenti, quindi.... Adriano, Bramo, benvenuti!
Ancora. Ho già ricevuto via mail un primo rimprovero, intelligente e ben piazzato, riguardo alla rapidità con cui ho liquidato apparentemente la questione delle "origini" del fumetto. Tale rapidità è derivata solo dall'intenzione di non aprire la porta a quella parte del discorso. ...Beh, non ha funzionato :) Quindi, a brevissimo, arriveranno post in merito, perché è fondamentale smettere di convivere con l'idea classica della storia del fumetto novecentesco, per me come per chi mi ha "tirato le orecchie". Comunque, forse serviranno un bel po' di post, prima di poter mettere questo blog sulla strada dell'informazione veloce, aprendolo agli avventori più casuali! Di temi caldi ce ne sono molti, per gli studiosi e gli interessati... Mi raccomando, impegnamoci ad essere leggeri e funzionali, in questo luogo, eh! :)
io son daccordo con te. a me non da fastidio il termine graphic novel. è un tentativo di dare un nome a un genere, un nome che spieghi meglio, che evidenzi ai non esperti, l'esistenza di un sottoinsieme del fumetto (diciamo così, una categoria) non ancora conosciuta dai più. dunque la parola fumetto sarebbe riduttiva non per la qualità ma per il senso che nelle orecchie degli italiani questa parola ha. senso che non compreende il concetto di romanzo a fumetti. è come dire: il calippo è un ghiacciolo! - si certo è un ghiacciolo, ma è un calippo. con delle peculiarità tali da renderlo più calippo che ghiacciolo... (internatemi)
ecco... come al solito non leggo i commenti degli altri prima di postare il mio... vedo che bramo la pensa più o meno come me (calippo a parte), dunque siamo in due ;)
forse il processo linguistico a latere è più interessante della storia del termine stesso. in questo momento, ad esempio e paradossalmente, in determinati ambienti fumettistici è diventato più snob dire "fumetto" che "graphic novel", anche quando di graphic novel chiaramente si sta parlando. in quanto all'estero, credo che il problema non sussista affato. negli stati uniti il termine graphic novel è in uso da anni e anni, in francia... be', provate voi a far dire a un francese la parola "graphic novel"!
Francesco è una bellezza. Chi non lo conosce, ha avuto prova della sua squisita precarietà mentale e della conseguente lucidità che ne deriva. Io credo di non aver mai sentito una spiegazione così chiara della questione. Utilizzando poi una parola così bella come Calippo! Perché poi, in effetti, la gente continua a conoscere solo la parola "fumetto", GN è un'espressione conosciuta più che altro dagli interessati alla letteratura e alla comunicazione. Sraule, in effetti i francesi col cavolo che vivono la cosa con la nostra "tortuosità". Ma... in che ambiti è più snob dire "fumetto"? Comunque, in America non sono messi molto meglio di noi, a parte la diffusione maggiore dei prodotti e la premiazione di essi in premi letterari... Loro poi non hanno nemmeno il problema sessuale in merito!
eh, sì, il/la povero/a graphic novel è molto confuso/a. temo che si candiderà presto per partiti non più presenti nel nostro meraviglioso palinsesto elettorale! tempo fa leggevo una discussione su quanto fossero "fini" quelli di animals, perché non usavano MAI la parola "graphic novel". presto potremo leggere elaborate circonlocuzioni tipo "narrativa per immagini con l'ausilio di balloons" o roba del genere. già "romanzo sequenziale" era di una bruttezza un po' vetusta di cui sento la mancanza...
ma romanzo a fumetti no? no perché subordina il fumetto al romanzo?
Tranquillo, mi riferivo semplicemente a quanto scritto da te nel primo post sulle tortuosità legate al blog. ...oppure sono un agente CIA, o un ESPer che legge le vostre menti. Scegli tu quello che preferisci =) Per quanto riguarda la questione fumetto VS graphic novel io penso, semplicemente, che bisognerebbe chiamare le cose con il loro nome, perchè spesso è facile nascondersi dietro ad un termine "più autorevole" per legittimare un'idea, un discorso, un prodotto. Mi è capitato più volte di sentir utilizzare il termine graphic novel a sproposito come sinonimo di fumetto, cosa che per me è profondamente errata. Questo, tuttavia, rispecchia una tendenza forte di chi in Italia gravita attorno al mondo del fumetto e si serve di espedienti linguistici per non prendere una reale posizione. Per intenderci, stiamo ancora pagando gli errori di valutazione del dibattito sul fumetto del '20-'60, in cui ogni parte (e non solo politica) lo etichettava come tutto e il contrario di tutto e, salvo rari lodevoli casi, sempre con accezione negativa. Si chiama fumetto: si. Bòn, allora chiamiamolo fumetto e non stiamo a imbellettarlo con termini stranieri solo perchè così la cara società dello spettacolo lo possa meglio accettare. Io credo, ed è un mio modestissimo punto di vista, che ci sia la necessità di una forte presa di posizione, di svecchiare, di dare una scarpata sia alla critica apocalittica sia a quella troppo integrata e buonista, che livella tutto sullo stesso piano, il buono come il brutto e il drammaticamente brutto, rendendo tutto grande e meraviglioso. Ci vuole che il fumetto sia fumetto, che il graphic novel sia graphic novel e che il fumettista sia fumettista, non fumettaro che, non me ne voglia l'anima di Pratt, mi è sempre sembrato un termine dispregiativo. E via tutte quei giri di parole fastidiosi per elevare linguisticamente il fatto di fare (ma anche di leggere e parlare di...) fumetti: c'è bisogno di elevarlo? non va già bene così? a me sembra una gran cosa già com'è, e va bene così com'è? Ma forse chi si occupa (in ogni modo e sotto ogni profilo, professionale o meno) di "Graphic feuilleton disegnato e testualmente oralizzato" (giusto per provare a sparare la più grossa che si potrebbe sentire) non ne è così tanto convinto.
Mah, "romanzo a fumetti" per me è assolutamente utilizzabile come anche le altre etichette. Dirò solo che la parola "fumetto" è una svista, come la parola "cubismo", per esempio. Ne parlerò. Però, a parte le chiacchiere sul giusto o sbagliato e sul bello o brutto, tutto si può e si deve usare. Le parole sono lì per tutti e chi controlla i peli è chi è molto vicino alle cose. Per me i pantaloni sono tutti uguali! Eppure lo capisco che ci sono molte differenze e tutta una fenomenologia che IO non capisco. ALF, la cosa curiosa, ai miei occhi, è notare quanto si è diversificata negli anni una questione che di base è servita a tracciare delle differenze sugli scaffali delle librerie, per vendere al meglio un prodotto editoriale/commerciale! Quindi, posso stare tranquillo, non sei un agente segreto e io non sono sotto controllo??!! :)
Puoi stare tranquillo si, purtroppo non sono un agente segreto [sigh]. Non dico che le etichette non vadano usate, anche se sinceramente sono convinto che più ce n'è più si fa casino [un esempio lampante è, cambiando ambito, la musica... un disastro di etichette per ogni genere, per ogni album dello stesso autore... il caos]. Se però le si vuole proprio usare, dico, perlomeno le si usi nel modo corretto. No all'uso errato, tantomeno all'uso meschino. Comunque si, alla fine, alla base di tutto sta sempre un discorso economico. Cultural-ideologico finchè si vuole ma, perlomeno per l'etichettatura editoriale, economico. Sono incuriosito da cosa intendi per "svista"... l'organizzazione attende un post esplicativo. Ehm... volevo dire che io attendo un post esplicativo ;)
Un'incredibile svista di massa.... soon. I miei omaggi, reverenziali, all'organizzazione :D
Magari cominciamo dall'ortografia, eh...